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Category / Recensioni
Juliet Naked recensione

Vi dice niente Nick Hornby?
Ecco, se c’è un autore che è una garanzia per le trasposizioni cinematografiche dei suoi romanzi, questo è proprio lui. Nick Hornby è la penna dietro a film di notevole successo: da Alta Fedeltà,  90’ minuto, per arrivare ad About a Boy..

Se poi il ruolo di protagonista è affidato a Ethan Hawke, il dramedy è fatto!

Cos’ è un dramedy?
È la combinazione vincente di comicità, dramma  e romanticismo ed infatti in “Juliet, Nacked” si ride, ci si emoziona e si smuove un bel po’ di empatia..

Adattato dal romanzo del 2009 “Tutta un’altra musica”   di Nick Hornby appunto, “Juliet, Naked” ritorna sui temi a lui tanto cari – la musica, la sindrome di Peter Pan, l’impassibilità tutta inglese  e la cultura pop – ma ne sposta la prospettiva, guardando quelle ossessioni attraverso gli occhi della donna che deve convivere con loro.

La protagonista femminile nella quale è drammaticamente facile riconoscersi è Annie ( interpretata da Rose Byrne ). Per senso del dovere nei confronti della famiglia ha abbandonato suoi sogni dopo l’università, vive sepolta in una tranquillissima città costiera con una sorella gay che ogni settimana incontra un nuovo amore della vita, un lavoro noioso ed un fidanzato ego-riferito.

Così come anni prima l’arrivo in città di Duncan (Chris O’Dowd) – insegnante di cinema alla locale università – aveva spezzato la monotonia della sua vita, ora anche il fascino degli entusiasmi fanciulleschi del compagno sta svanendo, lasciando il posto ad un fastidio difficile da dissimulare e dalla speranza che qualcosa cambi.

Duncan è ossessionato da Tucker Crowe (Ethan Hawke), un enigmatico rocker che sembra svanito dalla faccia della terra dopo aver pubblicato un album con un certo successo.

Duncan ne gestisce lo sparuto fanclub dal suo studio, trasformato in un vero e proprio tempio della musica di Tucker, elaborando assurde teorie sul suo cantante preferito.

La scoperta del demo acustico dell’album di Tucker di venticinque anni prima, sarà l’elemento che ribalterà tutti i precari equilibri  e che cambierà la vita di tutti i protagonisti.

E Ethan Hawke? Si si, ora ci arrivo..

Ma dato che la chiave di lettura di questo film è “alfemminile”, lasciatemi dire che la relazione tra Duncan e Annie mi ha catapultato all’istante nel ruolo di chi, vedendo un’amica spegnersi una relazione disequilibrata, vorrebbe dare un pugno a lui e far aprire gli occhi a lei.

Chris O’Dowd riesce ad interpretare perfettamente il ruolo del fidanzato odioso ed autoreferenziale che colpevolizza Annie per non amare ciò che ama lui, deviando ogni possibilità di confronto solo sulle sue ossessioni ed ignorando tutto quello che lei pensa, vuole, desidera.

Ed eccoci all’antagonista: Ethan Hawke!

Juliet Naked

Avrà anche 48 anni, sarà pure un po’ appesantito, ma il fascino dei tempi dell’ Attimo Fuggente, Before Sunset (Prima del tramonto) e di Training Day c’è ancora tutto.

Sembra non fare neanche lo sforzo di calarsi nel personaggio: Tucker Crowe è lui, schivo, umile, profondo, un po’ trasandato come se nessuno gli avesse detto che il grunge è passato di moda.

Tucker segue il sito del suo fanclub ma “emerge” dalla tranquillità sconclusionata della sua vita riservata solo per rispondere alla feroce critica che Annie, per dispetto nei confronti del fidanzato ( o forse anche come unico modo di attirare la sua attenzione) pubblica sul web.

Tucker e Annie iniziano una sorprendente corrispondenza d’oltreoceano che – come spesso accade quando ci si apre con gli sconosciuti – tocca corde molto profonde.
Annie trova spazio per confessare il suo desiderio di avere un figlio. Tucker ne esce come un uomo dalla vita disordinata ed incasinata, con figli sparsi in giro per il mondo, che vive in un granaio dietro la casa della sua ex.

La nascita di un nipote in Inghilterrà darà ad entrambi l’occasione di incontrarsi, ma trattandosi di un dramedy, le cose non filano lisce..

L’incontro tra Tucker e Annie è tutto fuorchè romantico, nonostante le aspettative malcelate di entrambi.

In un’affollata camera d’ospedale Annie si ritrova spettatrice della caotica vita di Tucker, circondato da quattro dei cinque figli, due ex mogli, nuovi mariti delle ex mogli.

Ma nonostante  il tempismo pessimo e le titubanze di lei, la voglia di entrambi di conoscersi è reale, e Tucker si autoinvita con il figlio più piccolo nel paesino di Annie.

Juliet Naked

Com’è ovvio tra di loro c’è alchimia, ma c’è anche Duncan che dal confronto con il suo idolo esce fuori malconcio: faccia a faccia con la propria ossessione, emerge la diversa percezione dell’arte dal punto di vista di chi ne fruisce e per il quale ha un valore personale in contrasto con la percezione dell’artista che – nel caso di Tucker – non si riconosce il merito ed il talento.

Duncan realizza anche di aver perso Annie e a nulla varranno i suoi tentativi di riconquista.

Juliet Naked

Grazie a questo incontro/scontro, grazie alla scoperta di avere qualcuno disposto ad ascoltarla, Annie troverà la forza di uscire dalla sua passività ed andare a cercare la propria dimensione, la propria felicità anche da sola.

Il film è tutto questo, ma ha anche molte altre letture: affronta il tema dei rapporti sbilanciati, dei desideri inespressi, delle difficili relazioni famigliari, del senso del dovere che schiaccia ogni sogno, della ricerca di accettare il proprio passato ed essere la migliore versione di sè

Beh, a me è piaciuto molto: sono uscita dalla sala con un bel sorriso stampato in faccia e la sensazione di aver passato due ore piacevoli e per nulla banali.

Confermo: Nick Hornby ed Ethan Hawke sono una combinazione notevole!

Dopo il successo al Sundance Festival, arriva nei cinema da giovedì 6 giugno

JulietNaked_Poster

 

REGIA: Jesse Peretz
CAST: Ethan Hawke, Chris O’Dowd, Rose Byrne, Kitty O’Beirne
Genere: Commedia
Nazione: Uk/Usa
Durata: 105 min
BIM distribuzione
Dal 6 giugno al cinema

 

Taron Egerton

Lo ammetto, ho amato Bohemian Rhapsody e ancora oggi a distanza di mesi ho la pelle d’oca se ci penso.
Sull’onda emotiva di quello che la storia di Freddie Mercury mi aveva regalato, appena ho letto che sarebbe stato presentato un film su Sir Elton John mi sono segnata la data a calendario e l’attesa è valsa la pena.

Chiariamo subito il punto sulle similarità tra i due film

Bohemian Rhapsody è un “biopic”, un film biografico in cui l’ottimo Rami Malek interpreta Freddie Mercury ripercorrendone le travagliate vicende. Un film in cui la componente musicale vede la voce dell’attore mixata con quella originale del cantante ed il risultato è stato sorprendente.

Rocketman è questo ma anche molto di più.

E’  un vero e proprio musical onirico, sgargiante, eccessivo, sopra le righe proprio come è sempre stato Elton John.

Il film ripercorre la metamorfosi di Reginald Dwight ( ebbene si, si chiama proprio così – non molto rock, vero?) da bambino prodigio in un’icona della cultura pop mondiale.

SIR ELTON JOHN

Taron Egerton ( già conosciuto per “Kingsman – Secret Service” e “Kingsman – il cerchio d’oro”) interpreta perfettamente il protagonista, rendendo credibilissimo il personaggio e persino cantando tutte le canzoni del film.

Taron Egerton

D’altra parte, che avesse una voce incredibile lo aveva già dimostrato doppiando il timido gorilla Johnny nel cartone animato “Sing” tra l’altro proprio cantando “I’m still Standing” di Elton John.

La storia prende le mosse da un incontro con gli alcolisti anonimi in cui Elton, in una serie di continui flashback, ripercorre la sua vita. Dalla cittadina di provincia in cui è cresciuto a malapena tollerato dai propri genitori  – alla continua ricerca dell’approvazione paterna e con il solo supporto della nonna – fino ai primi passi sui palcoscenici.
Gli incontri con le persone che gli cambieranno la vita, il successo, la solitudine, il baratro e la rinascita.

ROCKETMAN

Intorno a lui ruotano i personaggi che lo hanno accompagnato – ed in qualche caso segnato – negli anni.

La madre anaffettiva Sheila Eileen (Bryce Dallas Howard), che gli ricorderà per sempre che non sarà mai amato davvero. Il padre che lo rifiuta e che riversa sui figli nati dal secondo matrimonio tutto l’amore che Elton cercava da lui. La nonna (Gemma Jones), meravigliosa figura che in questa caotica famiglia è la colonna portante.

Rocketman è la storia di una continua ricerca della felicità.

Troppo spesso confusa con la fugace ed immediata soddisfazione dei propri bisogni.

Al fianco di Elton si delineano altri due personaggi fondamentali per capirne il percorso umano ed artistico.
L’amico di sempre, Bernard – Bernie – Taupin (Jamie Bell), l’anima gemella musicale.
Colui con il quale crea le migliori collaborazioni creative e che scrive i testi di canzoni iconiche, come My Song.
La meravigliosa la scena in cui la canzone vede la luce per la prima volta, le prime note abbozzate, la voce inizialmente incerta e gli sguardi tra loro due, che raccontano di un’amicizia solida, profonda e senza pregiudizio.

Bernard - Bernie - Taupin

A fare da contraltare alla figura positiva di Bernie, troviamo un sorprendente Richard Madden ( si, si, per gli amanti di GOT è proprio il bellissimo Robb Stark) che interpreta per una volta il villain della situazione.
Il manager senza scrupoli John Reid che per lungo tempo sarà anche l’amante di Elton e che lo porterà così vicino al baratro da essere la causa scatenante del suo tentativo di suicidio cui fa da colonna sonora proprio la canzone che dà il titolo al film, Rocket Man.

John Reid

Le canzoni dettano il ritmo del film acquisendo un senso più profondo anche per chi le conosce da sempre, scoprendone i retroscena ed i significati calati nella quotidianità creativa di Elton.

La musica è protagonista tanto quanto gli attori stessi ed è parte integrante della narrazione, non una semplice colonna sonora.

Ventuno i brani ripresi nel film tra le sue canzoni più famose.
Solo per citarne alcuni: Crocodile Rock, I want love, Border Song, Tiny Dancer, Don’t Go Breaking My Heart, Honky Cat, Sorry Seems To Be The Hardest Word, I’m Still Standing, oltre alle già citate My Song e Rocket Man.
A questi si aggiunge (I’m Gonna) Love Me Again composta appositamente per il film e cantata insieme dai due Elton.
Credetemi, impossibile non cantarle anche nel buio della sala..

Qualche curiosità.

Il film è stato presentato fuori concorso dal Festival del Cinema di Cannes, ricevendo applausi durante la visione e standing ovation finale. Cannes è anche il posto dove è stato girato il video di I’m Still Standing (1983) che ha in qualche modo rappresentato la rinascita personale e musicale di Elton John.

Il film è diretto da Dexter Fletcher che ha concluso la regia di Bohemian Rhapsody dopo il licenziamento di Bryan Singer (ma nei crediti del film risulta come produttore esecutivo)

Il 20 maggio scorso il film è stato presentato in anteprima mondiale contemporanea con diretta dal red carpet di Londra ed interviste esclusive ai protagonisti

David Furnish, marito di Elton John è la mente dietro al film, nonché produttore: è lui che negli anni ha raccolto storie, testimonianze e materiale per realizzare il progetto.

David Furnish,

I costumi di scena del film sono  di Julian Day, la stessa costumista di Bohemian Rhapsody e nulla hanno da invidiare ai costumi originali usati dall’eclettico Elton John dal vivo

Ci è piaciuto perchè.

Perché svela il lato umano e fragile della rockstar, perché è una storia di passione, amicizia e rinascita.
La musica di Elton John  appartiene alla cultura rock pop di tante generazioni e riporta alla luce ricordi e sensazioni.

E’ un musical, dramma, colori sgargianti e glitter.

Ma soprattutto perché dopo averlo visto non si potrà fare a meno di ricominciare a canticchiare le sue canzoni ovunque..

Regia: Dexter Fletcher
Sceneggiatura: Lee Hall
Durata 85 min

Nelle sale dal 29 Maggio

Rocketman il trailer originale

john_wick_3_parabellum_recensione

In uscita il 16 Maggio prossimo e con i biglietti già in prevendita, ieri siamo andate all’anteprima di John Wick Capitolo terzo – Parabellum.

Il motivo principale: beh, Keanu Reeves ovviamente…

john wick

Questo è il terzo capitolo di quella che per ora è una trilogia, ma…non vi anticipiamo di più.
Facciamo un salto indietro, perché quando si parla di trilogie o saghe c’è sempre il dubbio che i film possano essere “indipendenti” l’uno dall’altro.

Ecco, secondo me non è questo il caso. Mentre il primo poteva avere una sua autonomia, per godere appieno di questo terzo capitolo serve aver visto almeno il secondo.
Poi, se si amano semplicemente sparatorie, interminabili lanci di coltelli, inseguimenti, arti marziali etc e la storia è solo un dettaglio, allora va bene vedere anche solo il terzo.

Io sono partita avvantaggiata perché avendo un marito appassionato di film in cui muoiono almeno 10 persone nei primi tre minuti, i primi due capitoli li avevo visti e dopo i primi momenti di smarrimento alla visione del primo film (nella mia testa “machedavverodevostareaguardarequestichesiammazzano?”) ammetto che John Wick mi ha convinto.

john wick

Il film è un action movie in piena regola.

Keanu Reeves ne è il protagonista perfetto.

Riconoscibilissimo con gli immancabili capelli neri fin sulle spalle e la barba incolta.
Un serial killer in giacca e cravatta che quasi non si spettina neanche durante le scene più acrobatiche.
Invece di essere solo uno spaccaossa Keanu riesce a dare spessore al personaggio, portando sullo schermo dolore (“perché vuoi vivere John?” “per ricordare mia moglie”), conflitto interiore, rispetto del codice d’onore, coscienza dell’ineluttabilità del proprio destino ed anche un buon livello di ironia.

In Parabellum, John Wick ha sulla testa una taglia di 14 Milioni di Dollari per aver contravvenuto alle regole dell’hotel Continental e aver ucciso un uomo al suo interno ( vedi Chapter 2).

Per questo motivo viene “scomunicato” dalla High Table e si ritrova addosso tutti gli assassini del mondo ( letteralmente: cinesi, giapponesi, italiani, arabi, etc) in una caccia all’uomo in cui lui è la preda.

Va da sé che lui – essendo l’Uomo Nero – ne esce malconcio ma vivo.

Tra mille spari, schiaffoni alla Bud Spencer, coltelli, catane e cinture (tutto fa brodo quando bisogna portare a casa la pelle) piano piano emerge la storia ed i personaggi assumono carattere e senso.

Oltre ai personaggi incontrati nei primi due capitoli, l’elegantissimo Winston, direttore del Continental interpretato da  Ian Mc Shane, il suo braccio destro Charon (Lance Reddick), ed il Bowery King (Lawrence Fishbourne – il Morpheus di Matrix) John troverà sulla sua strada anche Roma Ruska (Angelica Huston), Sofia (Halle Berry – che peraltro pare si sia fratturata un paio di costole durante le riprese) ed i suoi cani dotati di pettorina antiproiettile.
La Giudicatrice (Asia Kate Dillon) e Zero, l’antagonista, interpretato da Mark Dacascos, che regala uno dei momenti più divertenti del film in uno scambio di battute con John Wick nella hall del Continental – luogo nel quale vige la sacralità del patto d’onore tra assassini e non ci si può ammazzare, e approfittando di questa pausa forzata esprime tutta la sua ammirazione per l’Uomo Nero confessando di essere più un tipo da gatti, sotto lo sguardo un po’ schifato del suo eroe.

Tra citazioni dantesche (“fatti non foste per viver come bruti..”), la lapidaria frase di Winston – da cui il titolo – “Se vuoi pace, parabellum (preparati alla guerra)” “armi, ci servono più armi” e la conclusiva “ Sei incazzato John?” il film, seppure con qualche sequenza di accoltellamenti un po’ troppo lunga e qualche dettaglio splatter, tiene viva l’attenzione per tutte le due abbondanti ore di proiezione.

Note:

Game of Thrones addicted come me: tra i vari personaggi compare anche Jerome Flynn, il Bronn di Game of Thrones, così come nel primo film compariva Arf Allen, meglio noto come Theon Greyjoy

La domanda fondamentale: Ma quanti ne ha fatti fuori?

Se qualcuno fosse curioso di sapere quante persone fa fuori il simpatico John Wick, sappiate che sul web si trova addirittura un’infografica che spiega anche il livello di accuratezza dei colpi e le tipologie di armi usate

Per onor di cronaca, 77 uccisioni nel primo film, con un livello di precisione dell’86%.
128 nel secondo, ma con precisione in calo (“solo” l’80%) e decisamente di più in quest’ultimo, ma vi lascio il divertimento di tenere il conto da soli.

E ora parliamo di Keanu..

john wick

Lo ammetto, uno dei miei attori preferiti. Magari non un campione d’espressività ma ce l’ho nel cuore da Point Break in poi. Quello che di lui mi piace è quanto di sé riesce a mettere nei personaggi e nelle sue scelte cinematografiche.
Da una parte c’è l’attore Keanu, schivo nella realtà, una vita personale fatta di grandi perdite, uno degli attori meno paparazzati di Holliwood e sempre pronto a sposare cause che gli stanno a cuore e dall’altra il personaggio John Wick, schivo e chiuso anch’esso, che vuole solo essere lasciato in pace, superare il dolore per la perdita della moglie, ma per farlo deve scendere a patti con la sua anima più nera.

Come si fa a non amarlo e non sperare di vederlo finalmente sereno?

 

Regia: Chad Stahelski
Genere: Azione
Durata: 130 min